Associazione cavalieri Macomer


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La cavalleria miliziana

Le origini dei barracelli risalgono alle milizie a cavallo greche e latine, attraversano l’età medievale fino alla Sardegna sabauda e spagnola. In particolare Giuseppe Lorenzo Carta Deidda dotto giurista cagliaritano nel suo "Tractatus de barracellis" scrive delle guardie barracellari istituite dai Longobardi le cui leggi (Longobardica iura) presentano evidenti analogie su alcuni istituti del diritto sardo. Ulteriori elementi che fanno risalire ai barracelli compaiono con il nome di juratos negli ordinamenti pisani, che ritroviamo negli ordinamenti giudicali, in particolare nella Carta de Logu.
Intorno al 1630 nell'incontrada del Marghine uno dei quattro feudi sardi della Contea di Oliva dei Borja sotto il controllo dei duchi di Gandía (residenti in Spagna) compaiono le prime compagnie barracellari: le squadre dei “Baracheles de campaña”. Il reggitore del feudo Geronymo de Sossa qualche anno più tardi si occcupava di potenziarle ed estenderle a tutti villaggi sottoposti alla sua giurisdizione. Il banditismo e la criminalità rurale nel corso dei successivi anni aumentava a dismisura in tutto il regno ed ebbe la sua maggiore intensità negli anni cinquanta periodo in cui sovente si verificava che i barracelli di un villaggio rubassero nel territorio del villaggio confinante. Il marchese di Castel Rodrigo, viceré di Sardegna (dal 1657 al 1662) per far fronte alla situazione decise di sciogliere i barracelli di villaggio sostituendoli con i "soldatos de campaña” pagati dalle stesse comunità ma tenuti a render conto del loro operato direttamente all'autorità viceregia. Questa decisione nonostante fosse presa in accordo con la reale udienza invadeva pesantemente le autonomie feudali e limitava il controllo del territorio, diede origine a vibrate proteste da parte dei baroni dei vari feudi i quali chiedevano l'intervento regio per la revoca del provvedimento e delle pesanti contribuzioni.



Il valenciano Francisco Carlos de Borja (nela foto), erede del duca di Gandía e conte di Oliva, durante un suo lungo soggiorno nei feudi sardi della casata, indirizzò al sovrano un corposo memoriale contestando l'ingiusto balzello e chiedendone l'esenzione e di scegliere “personas para la guardia de sus haciendas”. Le istanze baronali e viceregie nel 1661 si trasformarono in conflitto giurisdizionale a seguito delle istanze dei marchesi di Orani, di Lombay e i conti di Sedilo e di Bonorva, che presentarono un corposo memoriale alla corte di Madrid chiedendo l'osservanza delle disposizioni della Carta de Logu.


La seconda metà del settecento (1750-1770) segna un periodo di importanti riforme agricole che riorganizza le compagnie barracellari riconoscendo ai villaggi il ruolo di gestione istituzionale dotando i consigli comunitativi del potere di individuare le milizie a cavallo secondo rigidi criteri militari. (nella foto re carlo Emanuele III di Savoia)

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A tali riforme si alternarono tra gli anni Ottanta e Novanta, aperti contrasti tra feudatari e milizie barracellari, lo conferma la relazione del nobile Antonio Ignazio Paliaccio, conte di Sindia, che nel (1793) indirizzava agli Stamenti con la quale proponeva il superamento delle compagnie barracellari con i “luoghitenenti saltuarj” ovvero ufficiali baronali, majores e juratos de logu, che erano preposti al controllo dei salti e dei confini del feudo. A giustificazione delle sue ragioni scriveva “…..è doglianza comune di tutto il Regno che le stesse compagnie di barracelli sono per lo più composte dalle stesse persone sospette del luogo, anzi molte volte vengono pregate ad arruolarsi nelle compagnie per essere interessate e recare minori danni alle comunità…”.




Per contro Carta Deidda nel suo “Trattato de barracellis” riporta la propensione dei feudatari a nominare soggetti di pessima fama, che col pretesto di reprimere gli sconfinamenti di pascolo spadroneggiavano indisturbati su vasti territori pressoché spopolati appropriandosi impunemente di numerosi capi di bestiame. riforme sabaude nonostante l'aristocrazia locale fosse decisamente contraria, riconoscevano il potere di nomina delle compagnie barracellari al consiglio comunitativo organo di gestione politico amministrativa del villaggio (Regio Editto di S.M. 24 settembre 1771 re Carlo emanuele III). I componenti rimanevano in carica un anno e i requisiti richiesti ai componenti erano quelli di avere doti di equilibrio e onestà, in particolare al capitano era anche richiesto di avere un consistente patrimonio.
Sin dal 1799 i barracelli avevano competenze di polizia rurale e pubblica sicurezza, disponevano di divise ed armamenti propri ed essendo inquadrati nelle file dell'esercito si dovevano attenere alla rigida disciplina militare.Visto il dilagare di furti di varia natura
Carlo Felice stabilì criteri di maggior severità nella scelta dei componenti e impose al delegato di giustizia al sindaco e al censore locale un rapporto mensile. I miliziani svolgevano i servizi di ronda nelle campagne e nelle strade del paese, vigilarono anche in prossimità delle coste le possibili invasioni dell'isola.
Sotto il regno di Carlo Emanuele IV non soddisfatto del contenimento dei disordini, decise di riorganizzare il corpo miliziano rivolgendosi alle persone da lui ritenute di maggior fidicia e fedeltà al sovrano.






L'avvocato Salvatore Pinna e Don Onofrio Fois (nella foto a sinistra) vennero nominati commissari per il Marghine e trasmisero al reggente della cancelleria Regia, la nota dei componenti della cavalleria miliziana di Macomer nominati dal Consiglio Comunitativo.






Giovanni Maria Angioy intimò la cavalleria miliziana di Macomer di mettersi ai suoi ordini e di concentrare le forze a Santu Lussurgiu, ma i miliziani rimasero fedeli al vicerè non dando esecuzione al comando.



I miliziani esistettero sino al periodo giudicale di Eleonora d'Arborea e l'aticolata composizione della cavalleria barracellare di Macomer trascritta negli antichi pregoni, conferma i selettivi criteri nella scelta dei componenti secondo la rigida gerarchia militare nonchè l'alto riconoscimento regio.

fonti:
- Giuseppe Lorenzo Carta Deidda Tractatus de barracellis
- Lorenzo Del Piano e Vittoria Del Piano "Giovanni Maria Angioy e i periodo rivoluzionario 1793-1812" edizioni C.R. - Quartu S.Elena, 2000

- Macomer documenti cronache e storia di una Comunità - Ottocento - da Carlo Emanuele IV a Carlo Felice (1800 - 1831) pag. 66


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