Associazione Cavalieri Macomer


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Macomer

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Un libro in formato digitale (Pdf) realizzato dalla Pro loco di Macomer

Le origini

Nella Sardegna romana era un centro sullo stradone “a Caralis-Turrem” (= da Caralis a Turris Libisonis), ricalcante press’a poco l’attuale statale 131, detta Carlo Felice. § Per alcuni studiosi il toponimo si rifà al punico Macopsisa. Esso deriverebbe da maqom, ‘luogo’ e misa, ‘uscita’, e significherebbe, appunto, ‘luogo d’uscita’, per indicare la posizione dell’abitato, evidentemente posto al confine tra la zona controllata dai Cartaginesi e quella barbaricina. § Il suo territorio fu frequentato sin dall’età nuragica, come testimonia il nuraghe Santa Barbara. § Il paese medioevale (“villa”-bidda), chiamato nelle fonti anche Macumeli, Macumeri, appartenne alla curadorìa di Marghine, nel Regno giudicale di Torres, sino al 1272. Finito in questa data lo Stato, Macomèr fu conteso – assieme a tutta la curadorìa – tra la famiglia signorile dei Doria ed il Regno di Arborèa, al quale effettivamente passò condividendone le sorti. § Nel 1324 fu istituito il Regno di Sardegna aggregato alla Corona d’Aragona, prima alleato e poi nemico del Regno di Arborèa. Nel 1378 il re del Regno di Sardegna, Pietro il Cerimonioso, infeudò la “villa” ma tale infeudazione rimase solo nominale perché la “villa” continuò ad appartenere al Regno arborense. Dopo il 1410 la “villa” venne fortificata dall’ultimo re arborense, Guglielmo di Narbona-Bas, che vi fece costruire una “bastia” (o “bastida”), da cui faceva partire le operazioni militari dirette contro i limitrofi territori del Regno catalano-aragonese di Sardegna. § Nel 1420, finito lo Stato dell’Arborèa, il villaggio passò al Regno Sardegna. Nel 1421 venne infeudato a Bernardo Centelles. Nel 1439 Francesco Gilabert Centelles cedette la “villa”, assieme al territorio della ex curadorìa, a Salvatore Cubello, che, nel 1463, la inglobò nel marchesato di Oristano. Estintisi i Cubello nel 1470, il paese passò a Leonardo de Alagón al quale appartenne sino al 1477 quando gli fu confiscato perché condannato per fellonìa. Nel 1478 ritornò ai Centelles, che lo inclusero definitivamente nella contea di Oliva. § Durante i moti antifeudali angioiani, Macomèr si schierò contro l’Alternos quando questi si avvicinò al paese con i suoi seguaci il 6 giugno 1796. Il paese rimase ai Centelles sino al riscatto del feudo, avvenuto nel 1843. § Con legge del 23 agosto 1859, n. 3702, Macomèr divenne capoluogo di mandamento (circoscrizione con competenze sia amministrative sia giudiziarie). Con regio decreto legislativo n. 1, del 2 gennaio 1927, il paese venne staccato dall’ormai soppresso Circondario di Oristano e inserito nella Provincia di Nuoro, di nuova istituzione. § Con decreto regio del 15 gennaio 1928, n. 78, al suo territorio storico si aggiunse quello del soppresso Comune di Bìrori (poi ricostituitosi Comune autonomo nel 1946).

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Nelle foto
stemma del Giudicato di Arborea (albero eradicato)
stemma dei Carroz
busto di Leonardo Alagon

VIDEO

Sviluppo turistico

La cultura zootecnica

Origini e tradizioni


La battaglia

Fu, una rivolta combattuta all’interno del Regno di Sardegna il 19 maggio 1478 fra le truppe regie comandate dal viceré Nicolò Carròs d’Arborèa (già sconfitte otto anni prima nella battaglia di Uras), e le soldatesche del ribelle aragonese Leonardo de Alagón marchese di Oristano condannato a morte dal re Giovanni il Senza Fede per bausia e lesa maestà.

La battaglia conclusiva fu preceduta da una serie di scontri ad Àrdara e a Mores, in clima di peste bubbonica. l 15 maggio 1478 Nicolò Carròs d’Arborea stava assediando il castello di Burgos, nel Gocèano, quando venne a sapere che Leonardo de Alagón si trovava con tutte le sue soldatesche a
Sa Rochitta, nell’alto quartiere fortificato di Macomèr. § Allora, passando per Bolòtana e Nuragugùme, il giorno 18 raggiunse Campu castigadu, una località a poche leghe sotto Macomèr. Al calar del sole, forse approfittando della luna piena, attraversò i campi sulla sinistra fino ad incontrare la strada proveniente da Santu Lussùrgiu che s’inerpica attraverso Iscalarba fino al pianoro del paese. § Secondo il racconto di Bartolomeo Gerp, testimone oculare, all’alba dell’indomani, martedì 19 maggio 1478, tutto l’esercito viceregio si trovò schierato alle spalle del forte marchionale, nei pressi dell’attuale quartiere di Santa Maria Bonudrau, in posizione favorevole. La battaglia fu aspra. I Sardi ribelli furono duramente sconfitti e molti perirono sul campo, fra cui il figlio maggiore di Leonardo, Artale. § Il marchese, con pochi fedelissimi, fuggì a Bosa dove s’imbarcò sulla galera di un certo Giovanni Saragozza per approdare a Genova. Ma, in alto mare, fu tradito e condotto a Palermo, nelle mani dell’ammiraglio catalano-aragonese Giovanni Vilamarì il quale lo condusse a Valenza, nella prigione di Játiva (o Xàtiva), dove restò fino alla morte il 3 novembre 1494.

Ringraziamo del contributo il Prof. Francesco Cesare Casula che ha scritto alla nostra Associazione - in Francesco Cesare Casula, Dizionario storico sardo



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Il 700 delle famiglie illustri

E’ riconducibile alla documentazione del Duca di Gandia, la concessione dei “Titoli di Grazia” del 1614 concernenti l’esenzione dal pagamento dei tributi da parte della citta’ di Macomer : “ – i FOIS , insieme ai Detory , i De Yana , gli Escarpa, i Pinna, i Sequi e la famiglia spagnola Ripoll detengono il potere e la ricchezza prodotta dalla comunità del Marghine. Essi governano direttamente od indirettamente attraverso i loro parenti e propri fidi inseriti in tutte le maggiori cariche, decidendo per tutti. Sono i maggiori commercianti e proprietari di bestiame della zona e ne gestiscono il commercio con le città di Cagliari e Sassari. Dispongono di terre, di danaro, di riserve di grano e di gioghi che concedono in affitto od in prestito ad interesse. Sovrintendono all’assegnazione agli agricoltori delle quote di frumento per il seminerio annuale, controllano il raccolto e partecipano allo scrutinio del grano – “.




centro storico di Macomer

un matrimonio nel 1950

Antica processione di S. Marco


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Tore Pirastu

Nel comporre i testi delle sue canzoni si ispira alle tradizioni popolari di Macomer o semplicemente ai racconti ed avvenimenti narrati dagli anziani del paese.

Biografia

Video Santu Giuanne
Video Tanca Manna
Video Rosas de Su Marghine

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I murales

Dalla Piazza Don Peana entrando nel centro storico di Macomer si scorgono i murales, raffiguranti momenti di vita quotidiana della tradizione agricola locale i pastori impegnati nel proprio lavoro come anche le massaie, e poco più avanti il poeta Melchiorre Murenu.

da www.muralesinsardegna.net

I Nuraghi

Succoronis

Sa Craparza

Tossilo

Badde Figu

Sa mandra Tunda

Santa Barbara Video1 Video2

Tamuli

Funtana Mela



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La Veneretta di Macomer

Fu rinvenuta nella primavera del 1949 all’interno di una grotta a due ingressi, la grotta Marras (prese il nome dell’autore della scoperta Sig. Francesco Marras) al riparo della vallata di s’Addè che non essendo un luogo di sepoltura lascia intendere che fosse un luogo sacro.
E’ il primo esempio di una divinità sarda, una statua basaltica alta circa quattordici centimetri che rappresenta il culto della Dea madre. Rappresenta i caratteri della femminilità e della maternità e la grandezza della procreazione. Attualmente è esposta nel museo archeologico di Cagliari.
video1 video 2


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Le produzioni artigianali




Le produzioni di Franca Maulu


cell. 329/4146994


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Gli scialli di Alessia Podda
alessiapodda@live.it


Villa Salmon

Il banchiere toscano (Livornese per l'esattezza) Gustavo Salmon arrivò a Macomer intorno al 1895, portando con se marenghi d'oro pari a un valore di 270.000 lire. Proseguì la sua attività di banchiere dopo aver edificato la sua Villa, attuale sede dell'Unione dei Comuni. Acquistò molti terreni adibiti a pascolativo nell'agro di Macomer, che gli consentirono di intraprendere l'attività casearia con la collaborazione dei figli Oscar e Ugo Commissario prefettizio nel 1943. Nella foto il Cav. Gustavo Salmon

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Le produzioni tipiche locali

Il Consorzio Produttori del Marghine nasce dall'iniziativa di 17 produttori che hanno deciso di unire le forze per far conoscere le caratteristiche di genuinità delle tipicità locali.
I prodotti sono contrassegnati dal marchio del Consorzio il cui disciplinare di produzione è motivo ulteriore di serietà e abbracciano buona parte delle filiere del territorio: la filiera olivicolo olearia, viti vinicola, lattiero casearia, orticola, dolciaria, panificatoria, liquoristica ed il miele. La valorizzazione delle produzioni agroalimentari è per buona parte legata ai visitatori del territorio, il quale si presta per la sua storia, le sue tradizioni, l’importanza archeologica a far degustare al turista di passaggio la bontà delle produzioni locali. Il percorso turistico del Marghine, non può quindi prescindere da un percorso del gusto e viceversa.


Palazzo Uras

Appartenuta in origine ai fratelli Raffaele e Umberto entrambi noti nel paese perche garantivano gratuitamente le prestazioni mediche. Entrambi esponenti del partito liberale di Cocco Ortu, maggioranza di governo intorno agli anni 50. Furono anche azionisti della Società per la produzione dell'energia elettrica Marghine (poi assorbita dall'Enel),assieme ai fratelli Bozzano. Il palazzo è ancora oggi di proprietà della famiglia.

Villa Pasquini

Realizzata nel 1897 dall'Ing. Salmon (discendente del banchiere Gustavo) e ceduta sucessivamente al Conte Pasquini.




Il Coro Citta di Macomer

Richiama la tradizione del canto popolare sardo www.cantigos.it

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Palazzo Bozzano

I fratelli Bozzano imprenditori genovesi di Voltri, arrivarono a Macomer intorno al 1912, dove impiantarono una prima attività commerciale di ceramiche per poi intraprendere dieci anni dopo, l'attività di industriali caseari. Nella foto visibile lo stile liberty con in cima la torretta con loggia. particolare dell'abitazione ai primi del 900 acquistata dai fratelli Bozzano.

Famiglia Foys


Dalla corrispondenza del Duca di Gandia del 1616 risulta che un ramo della Famiglia
Fois si stabilì in Macomer, costruendo un palazzetto nell’attuale Piazza Santa Croce, appartenuta successivamente ai nobili Sequi (Concessione: Cav. Nob. Don., 16.8.1731, Gavino, da Carlo Emanuele III Re di Sardegna ) cui giunse per eredità. Al piano terra si possono ammirare alcuni elementi architettonici di trachite in stile gotico catalano. Illustre esponente del ramo di Macomer della famiglia fu Don Nicola Fois (Discendente di don Onofrio Governatore del centro stalloni della Tanca Regia di Paulilatino dal 29 giugno 1609).
Fu insignito del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine dei


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Santi Maurizio e Lazzaro (fondato nel 1572 dal duca Emanuele Filiberto di Savoia che, con l'approvazione della Chiesa (Bolla di Papa Gregorio XIII, 16.9.1572) Ordine ospitaliero che distingueva in "Cavalieri di giustizia", con prove nobiliari, e "di grazia", per benemerenze. Questa distinzione fu abolita dalla Casa Reale nel 1851 allo scopo di riconoscere soprattutto la nobiltà delle opere nello spirito di un radicale rinnovamento dell'Ordine.
Fu anche insignito dei titoli di Commendatore dell’Ordine al Merito di Savoia e Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon (le foto sopra simboleggiano l'appartenenza all'ordine). Ricco possidente che nell’ottobre del 1799 capeggiò una rivolta contro una sentenza della Reale Governazione che assegnava la località di “Sas Conzas” nei pressi di Borore, al Comune di Macomer. Insieme a Don Salvatore Antonio Pinna ed al prete Francesco Luigi Porcu occupò i terreni feudali di Borore e Bortigali, arandoli e seminandoli e nonostante altre sentenze contrastanti riuscì – per oltre 30 anni – ad imporre la propria volontà su quei fondi anche con l’uso della forza ed imponendo ai propri contadini il regolare utilizzo delle terre e dei pascoli contestati

Archivio Storico di Cagliari – Atti della Reale Udienza – Causa tra la Comunità di Macomer e quella di Borore – Fasc. 360 e 800.



Case Sequi

Famiglia di antica nobiltà macomerese, il capostipite Gavino Sequi di Bortigali,aveva interessi a Macomer a Bonorva e nel Sassarese, venne insignito dei titoli di cavalieriato e nobiltà da Carlo Emanuele III nel 1731. Ebbe dodici figli, tra i quali il sacerdote Giovanni Battista che risiedeva a Bortigali e Bachisio che risiedeva a Bonorva e che aderì al movimento angioino. I discendenti macomeresi Don Alfredo e il Dottor Salvatore Sequi Vice Prefetto di Cagliari (dall'albero genealogico della famiglia che risiede a Cagliari) .
La casa sita in piazza S. Croce che risale al 1563 è tutt'oggi di proprietà della famiglia, mentre la casa in prossimità di piazza Peana, è l'attuale sede del museo archeologico del Marghine.

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Gli ospiti

Il Generale Alberto Lamarmora che misurò dal campanile l'altitudine di Macomer;

Il
Conte Pietro Bastogi fondatore dell'omonima società;

Il
Principe Umberto di Savoia e la Principessa Maria Pia (11 ottobre 1934)



Casa Attene

Particolare raffigurante lo stemma gentilizio della famiglia nella parte superiore della finestra

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Casa del Poeta Melchiorre Murenu

Nato nel 1803 il poeta era figlio di piccoli proprietari terrieri, e all'età di tre anni fù colpito dal vaiolo e diventò cieco. Qualche anno dopo la famiglia cadde in disgrazia gli furono sequestrati i beni e i fratelli dovettero trovare lavoro, tranne Melchiorre per via della sua disabilità. E' conosciuto come il poeta analfabeta, che pur non avendo istruzione scolastica, frequentava le messe e ascoltava i predicatori che uniti alla sua formidabile memoria e alla sua attitudine all improvvisazione, ne fecero uno dei più celebri poeti sardi. Girava i Comuni sardi per partecipare alle gare di poesia "a Bolu" (poesia a volo) e "cantada" (poesia cantata). Mori nel 1954 cadendo da un dirupo in circostanze misteriose.


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