Associazione cavalieri Macomer


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cavalli e cavalieri

iniziative

Cavalli e Cavalieri sulle orme del passato



Una delegazione di Cavalieri di Macomer partecipa annualmente all'antico percorso dei Cavalieri di Malta, che approdarono nelle coste di Tharros e attraversarono i paesaggi delle borgate marine del Sinis e le colline del Montiferru fino ad arrivare nell'agro di Santu Lussurgiu e più precisamente nella località campestre di S. Leonardo Siete Fuentes dove edificarono l'omonima Chiesa e l'ospedale.
Intorno ai primi del 1400 i territori vennero infeudati ai nobili catalani Zatrillas, signori del Montiferru. Il feudo, assunse prima il titolo di Contea di Cuglieri e poi quello di Marchesato di Sietefuentes e quindi diviso fra Marchesia e Francesca Zatrillas che mantenne il titolo marchionale.
Il conviviale raduno è un'occasione unica per scoprire i territori dell'oristanese che senza il cavallo sarebbe stato difficile ammirare, oltre che uno stimolo per creare nuove iniziative.

partenza S. Giovanni di Sinis
territori Cabras,S.vero
Milis,Milis,S.lussurgiu,
Bonarcado
percorso le tappe giornaliere
sono di circa 20/25
Km.
percorso totale Km. 90
pausa pranzo ore 3 circa
punti di sosta 3 pausa pranzo
durata giorni 3
altimetria minima S.L.M.
altimentria
massima
700 mt.
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Il convegno


Cavalli e cavalieri apre con il consueto incontro-dibattito sulle origini dei Cavalieri di Malta. Studiosi e appassionati arrichiscono di contenuti nuovi la storia di un ordine cavalleresco che affonda le sue radici tra mistero ed esoterismo. La simbologia dei luoghi di culto consente al ricercatore attento di maturare le sue convinzioni, guidato dalle occulte leggi dei numeri e dall'interpretazione dei manoscritti. Le poche certezze ed i molti dubbi sull'argomento, non fanno perdere ai partecipanti il gusto della cucina medioevale all'interno della caratteristica sede del Panatlhon.

L'organizzazione


Le immagini sono state gentilmente offerte da Adalgisa Porcu amazzone appassionata di fotografia che ringraziamo per aver consentito la pubblicazione nel nostro sito


La Penisola del Sinis



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S. Giovanni di Sinis


I cavalieri si organizzano per la partenza prevista per le ore 9 dal piazzale antistante la Chiesa, attraversano il villaggio che guarda il mare e hanno davanti una lunga distesa di sabbia bianca, alzano lo sguardo e quasi fanno fatica a scorgere l'orizzonte: l'emozione è tanta e siamo solo all'inizio.

Chiesa di San Giovanni di Sinis

Sorge in area cimiteriale pagana, utilizzata ancora in epoca cristiana. Il monumento assunse le forme attuali nel IX - XI secolo. La chiesa è costruita in blicchi di arenaria di grandi dimensioni, provenienti da opere fortificate fenicio-puniche della vicina città di Tharros.

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Is Aruttas

E' una tra le spiagge più suggestive del Sinis da sempre conosciuta per il mare color smeraldo e la sua sabbia che si assomiglia a dei chicchi di riso. L'annesso campeggio ospita i cavalieri per la pausa pranzo che possono sitemare i cavalli all'ombra della pineta.

S. Vero Milis

La caratteristica principale di questo territorio è un ambiente incantato che passa dal deserto alla pineta di Is arenas con le sue dune di sabbia finissima, allo stagno di S’ae proccus, dalla particolare conformazione geologica delle dune di Capo mannu, al mare cristallino delle spiagge di S’anea scoada, Putzu Idu, Sa mesa longa e i suoi villaggi fanno da cornice ad un quadro di rara bellezza.


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Milis

Importante centro agricolo è noto nell'isola per la tradizione secolare per la coltivazione agrumicola, in particolare per gli aranceti, i primi impianti di agrumi nell'isola furono quelli di Milis ad opera dei monaci Camaldolesi.


www.comunas.it

Palazzo Boyl sorge sul luogo di una preesistente casa signorile risalente al XIV secolo. Nel corso del tempo l'edificio subì numerose trasformazioni. Fino agli ultimi decenni del Settecento fu di proprietà della famiglia Vacca, di cui una discendente sposò il marchese Vittorio Pilo Boyl di Putifigari ingegnere militare che assieme al fratello Carlo, realizzò rimodernamenti e ampliamenti della villa. Nella nuova ed elegante dimora della famiglia Boyl venivano ricevuti importanti e illustri ospiti: la famiglia reale in visita in Sardegna, il Valery, bibliotecario di Versailles e viaggiatore in Sardegna, Gabriele D'Annunzio, Grazia Deledda ed altri ancora. La famiglia Boyl ha mantenuto la proprietà della villa fino al 1978, quando venne acquistata dal Comune di Milis che ne esegui i lavori di restauro. I quattro busti in marmo bianco situati sulla terrazza belvedere, spiccano sulla facciata sul bel rosso pompeiano delle pareti.

Dal sito www.sardegnadigitallibrary.it


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Villa Pernis

La famiglia Pernis arrivò in Sardegna con immense ricchezze ma soprattutto aveva influenti amicizie nelle più importanti piazze d’affari d’Europa. Benvenuto era il discende del capostipite Josias noto finanziere, arrivato in Sardegna (Presidente della camera di Commercio di Cagliari anni 1881-1894) dalla natia Svizzera. Il nipote Benvenuto dimostrò allo stesso modo grande lungimiranza e l’intraprendenza necessaria ad un uomo d’affari, come pubblico amministratore (Presidente della camera di Commercio di Cagliari anni 1912--1922, realizzò la prestigiosa sede Camerale sita in largo Carlo Felice)di moderne vedute, e nel seguire le sue attività agricole. Si era sposato con una giovane e graziosa esponente dell'aristocrazia cittadina, donna Enrichetta Cao dei conti di San Marco, ed aveva così potuto aggiungere, al suo casato aristocratico quello di un titolo nobiliare. A Milis, nelle campagne oristanesi, avrebbe così impiantato una moderna azienda agricolo-zootecnica, famosa per l'allevamento di cavalli anglo arabo sardi e per le produzioni agrumicole e olivicole.


Chiesa di S. Pietro di Milis

Edificata tra il 1140 e il 1150, in stile romanico, è situata sulla strada che da Milis procede verso Narbolia. la facciata di ingresso è composta da un portale architravato con in alto un campanile a vela.
Donata da Donna Tocoele, moglie del giudice Comida de Salanis al convento dei frati Benedettini già presenti nei territori compresi tra Bonarcado Milis e Seneghe.

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Il Montiferru

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Seneghe

Il toponimo Seneghe deriva dalla voce fenicia scin, dente (fonte Spano), cioè l’aspetto dentellato della cima della montagna sovrastante l’abitato.
L’economia prevalente è costituita dall’allevamento bovino e ovino ma anche dalle colture della vite e dell’ulivo. L'importanza archeologica èdel territorio è confermata dalla presenza della tomba dei giganti di Serrelizzos,la “domo de janas”in località S’omo de sa Zanas, i siti nuragici di S’Issizzu, fonte sacra nuragica, e di Mesone Majore e Zippiriu.
L’influenza dei Fenici e dei Romani è testimoniata dal selciato di una strada che portava da Cornus al villaggio proto-sardo di Serrelizzos, che garantiva il trasporto delle proprie merci dal mare ai monti del Montiferru. Il Segno della dominazione Romana si trova nella località dell’omonima fonte termale Sa Funtana Fraigada, i bronzi punici con le spighe di Astarte, i bronzi con l’effige del Pater Sardus, e i sesterzi e assi coniati da vari imperatori romani.


Chiesa di Santa Maria della Rosa


E’ sede della Confraternita di Santa Croce o dello Spirito Santo appartenente a quelle dei Disciplinanti o “Battudos”. Da ricerche fatte dal Deriu – Forte personalità Seneghese del secolo Scorso, con il suo libro Memorie – risulta essere fondata intorno al 1500.
La parte più antica della Chiesa risale probabilmente al XIII secolo; è a forma di croce latina con in fondo l’altare maggiore dedicato alla visitazione con ai lati due cappelle. La Cappella posta sulla sinistra di chi guarda il presbiterio era originariamente dedicata a Santa Severa. Al suo interno venivano sepolte le salme dei confratelli, Il Campanile a vela con una sola campana presenta la scritta
“JOANNE SEDUE L AT FATTA FAGUER S AN0 1581 X HA ONORE DE N(ost)RA S(egnor)A DE SU ROSERE E DE S(anc)TA SEVERA”. Da quanto sopra si desume che detta campana fu donata da Giovanni Sequi nel 1570. "tratto dal sito del Comune"


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Bonarcado

Situato alle pendici del Montiferru, è un paese di origine medievale ricco di bellezze archeologiche, costituite dai nuraghi Serra Crastula, Serra Ollastu, Nargius. Alla sua importanza storica fa da contorno il paesaggio di colline che si inseguono creando un caratteristico gioco di luci. L'economia prevalente e quella agropastorale.


Santa Maria de Bonacatu

Una grande costruzione romanica in basalto nero e trachite, fu consacrata nel 1147 e faceva parte di un monastero Camaldolese. I primi lavori di ampliamento risalgono al periodo tra il 1242 e il 1268, e furono svolti da maestranze arabe in stile mudejar;in seguito a questo intervento fu allungata la pianta, e aggiunti motivi ornamentali, come archi lobati, e lesene ondulate.


Santuario di Nostra Signora di Bonacattu

E’il più antico della Sardegna: risale al VI secolo. La fondazione è bizantina. Il santuario custodisce una Madonna con Bambino di scultore fiorentino della scuola di Donatello in sostituzione della precedente statua pare trovata casualmente da cui il nome bonacatu = buon ritrovo. "da www.donbosco-torino.it"





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S. Leonardo di Siete fuentes

Villaggio campestre situato nell'agro di Santu Lussurgiu, immerso all'ombra di maestosi arbusti si presenta con un parco dove il verde delle foglie si alterna a laghetti e fontane fanno da specchio ai raggi di sole che penetrano nella fitta vegetazione. Siete fuentes significa appunto sette fontane disposte nella parte alta del villaggio, si arriva percorrendo la salita in selciato di pietra vulcanica. Lo scorrere dell'acqua da una sensazione di potenza e tranquillità nello stesso tempo, l'avventura è giunta al termine i locali gentilmente offerti dall'Ordine cavalleresco ospitano i partecipanti che dopo un sostanzioso pranzo a base di porcetto arrosto e tipicità del territorio, compiono un ultimo brindisi che conclude la manifestazione.

Chiesa di S. Leonardo di Siete Fuentes

Apparteneva all'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme derivazione dell'Ordine dei cavalieri di Malta; ad essa era annesso un ospedale, come riportato in un documento che porta la data del 1355. Gli venne affidato dal priorato di Pisa assieme ai possedimenti circostanti che consentivano fino al 1500 laute rendite agli ospitalieri. Sucessivamente con l'infeudamento del Montiferru ai monaci furono sottratte le case e dovettero chiudere l'ospedale. Iniziava l'esodo degli abitanti del villaggio verso Santu Lussurgiu. La storia ci tramanda che nel piccolo ospedale morì Guelfo, figlio del Conte Ugolino della Gherardesca lo stesso personaggio citato da Dante. La prima domenica di giugno si festeggia il Santo patrono.

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