Associazione Cavalieri Macomer


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Su Ballu e S'arza


Il film, ambientato negli anni cinquanta, è stato realizzato dall' associazione folcloristica Tradizioni Popolari di Macomer in collaborazione con l’associazione culturale “Melchiorre Murenu”. Il cavallo, costituiva l'indispensabile mezzo di trasporto e di lavoro quotidiano e questa rappresentazione cinematografica esprime gli aspetti salienti della cultura popolare sarda.Su Ballu e S'arza ovvero il ballo dell'argia (nella foto)


Mater Mediterranea
Progetto speciale per siti archeologici di interesse storico

Nel sito archeologico di Tamuli nasce il culto della dea madre e nella fase del tramonto appare il cavallo montato a pelo da una comparsa della nostra Associazione


Ringraziamo:
il regista e ideatore del progetto Gianfranco Angei per aver consentito la pubblicazione e per l'assistenza sul tematismo del cavallo nel culto divino.
Per la gentile collaborazione Silke Spiga sempre della compagnia Teatro Actores Alidos.
L'ispiratore del progetto, il Dott. Giuseppe Campus di Obiettivo Impresa che ha ripreso la centralità del cavallo risalendo alle origini in un contesto di promozione e valorizzazione storico culturale del Marghine.

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Il culto della Dea madre e del Dio padre è rappresentato dai bettili (dal fenicio casa di Dio) di Tamuli. Il cavallo nella gerarchia figurativa del paleolitico, è l'animale più rappresentato
e come tutti gli animali rinvenuti nei luoghi di culto, assume natura divina e sacra perchè protetto dalla Dea madre. Si unisce a questa concezione la figura taurina rappresentata dai nuragici è protetta anch'essa dalla Dea madre dalla quale dipende la fecondità universale. Fin dalla preistoria i ritrovamenti ossei nei luoghi di culto e funerari riconoscono al cavallo un valore sociale e rituale che riconduce all'età del bronzo e prosegue nell'età dal ferro con raffigurazioni sulle spade.

Mater mediterranea nel magico scenario del sito archeologico di Tamuli riprende i miti di antichi racconti e leggende sarde. Lo scorrere del tempo nelle tre fasi dell' alba del tramonto e della notte scandiscono i ritmi di un popolo, le donne che lavorano la terra, la danza, la lotta, il culto agrario e funerario lo scorrere dell'acqua generatrice della vita. La morte e la rinascita sono i punti centrali della rappresentazione, la Dea madre servendosi dell'uomo a cavallo va a prendere la predestinata al sacrificio. La prima testimonianza della Dea madre è stata rinvenuta al riparo da una roccia proprio a Macomer, la Veneretta simbolo di fertilità e fecondità, rappresenta il culto della divinità diffuso non solo nel mediterraneo ma anche in India e in Asia.

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