Associazione Cavalieri Macomer


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Delitala

tradizioni




Don Gerolamo Delitala

Appartenente a una casata di origine corsa che emerge agli inizi del XIV, quando un discendente Arguccio de Letala (1323) con una lettera inviata al Giudice di Arborea Ugone II dispone di aderire alla causa aragonese. Va precisato però che il primo Delitala in Sardegna assume le vesti di ecclesiastico, Johanne Delitala canonico di Sorres Cheremule e Cossoine. Segue Baptista Delitalla che nel 1521 assume l'incarico di Castellano di Macomer, e Geronimo (Gerolamo) che nel 1563 ricopre l'incarico di officialia del Feudo.



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Don Gerolamo Delitala diede inizio nel 1553 ai lavori di costruzione della cappella di S. Giovanni ubicata a destra dell’altare maggiore della chiesa di S. Pantaleo Patrono di Macomer che vennero ultimati nel 1558. Quindici anni dopo vi fece seppellire la moglie Agnese.
Fu Governatore del centro stalloni delle Tanche Regie di Paulilatino nel 1601e nel 1604.

la foto raffigura i simboli araldici della famiglia scolpiti nella pietra e nella lapide della cappella


Discendenza genealogica e titoli

Litala: De quien primero se halla mesm.a es de Estevan de Litala, que en el año 1553 era escrivano de Macomer, y duran sus memorias hasta el año 1611 en que Dn. Jayme de Alagon Presidente y Cap.n General del Reyno le nombrà escrivano de la Real Tanca; y Jayme de Litala era escrivano de la Procuracion Real el año 1584, y Gaspar de Litala el año 1589 era notario de la escrivania de esta Real audiencia. Geronimo de Litala antes del año 1606 fuè cavallerizo mayor y guardia de la Real Tanca y el mismo empleo tuvo Angel su hiyo, de quien fuè hiyo Don Manuel Thesorero general del Reyno, padre de Dn. Thomas de Litala Cavallero del Orden de Alcantara, Governad.r de Caller de quien fuè hiyo Dn. Manuel Capitan de Dragones en España, cuyo hiyo llamado tambien Dn. Manuel vive en Madrid, y el Rey Carlos III le diò el titulo de Marq.s Manca, y es introductor de Embajadores. De Dn. Manuel primero fuè hermano Dn. Joseph de Litala y Castelvì, cavallero del orden de Calatrava Cavallerizo mayor, Governador de Caller, y Viceregia del Reyno, y la hermana de Dn. Thomas que fuè D.a Juana de Litala y Dexart casò con el conde de San Lorenzo.




Ordini e titoli cavallereschi religiosi e militari di appartenenza

Discendente di Antica famiglia originaria di Macomer, ebbe la prima concessione come Cavalierato Ereditario il 10.6.1578; Nobile Don, 27.5.1586, da Filippo II, Re di Spagna. Marchese di Manca, Emanuele nel 1758.
Nel 1582 difende un villaggio del Nurcara (attuale Anglona) da un attacco dei corsari barbareschi conducendo a Villanova Monteleone oltre 1.000 cavalieri del Marghine per contrastare l'avanzata mussulmana.




L'Ordine dei Calatrava


Venne fondato nel 1158 dall'Abate cisterciense San Raimondo de Fitero, a cui Re di Castiglia Sancio III aveva affidato la difesa della città di Calatrava contro i Mori. Papa Alessandro III approvò l'Ordine nel 1164.L'Ordine dei Cavalieri di Calatrava era diviso in due classi (Religiosi e Militari) con a capo un Gran Maestro.Agli inizi del duecento i Cavalieri Portoghesi dell'Ordine Militare di Avis, con i Cavalieri di San Giuliano del Pereiro (che presero il nome di Cavalieri d'Alcantara), si unirono ai Cavalieri di Calatrava sottoponendosi alle riforme del Gran Maestro dell'Ordine. Nel 1482 l'Ordine venne annesso alla Corona e Ferdinando II d'Aragona ne divenne Gran Maestro, Papa Alessandro VI rese tale carica ereditaria.Soppresso nel 1931 dal governo repubblicano, l'Ordine venne poi restaurato.



L'ordine di Alcantara

La storia dei cavalieri di Calatrava non potendo tenere con le proprie sole forze Alcantara e le altre piazzeforti loro affidate, si interseca con quella dell'ordine dei cavalieri di San Giuliano di Pereiro ai quali cedettero la città nel 1214 . Questi ultimi, costituiti in milizia cavalleresca nel 1176 da Ferdinando II di Leon, sempre allo scopo di combattere i mori, presero dopo qualche anno (1218) il nome di cavalieri di Alcantara i quali si fusero Ordine di Calatrava. Tale fusione tra milizie cavalleresche fù oggetto di acceso conflitto dovuto al riconoscimento del primato di origini, che sfociò ben presto in fazioni di potere, dato che ciascuno dei tre ordini aveva conservato intatta una propria identità cavalleresca. Unico aspetto che distingueva questo Ordine era quello di richiedere i quattro quarti di nobiltà.

Capitano di cavalleria nel Marghine



Cavallerizzo maggiore del Re

Nel 1606 viene nominato prefetto e governatore della mandria dei cavalli del Re, la cui scuderia si trovava a Tanca Regia in agro di Abbasanta. Geronimo lungimirante allevatore di cavalli aveva importato dalla Spagna uno stallone andaluso e aveva creato una mandria di fattrici di questa razza, Alcune di queste fattrici furono cedute al Re e impiegate per costituire il primo ceppo di cavalli andalusi nella scuderia di tanca Regia. La struttura si presentava in visibile decadenza ma era nelle attenzioni del sovrano creare un efficiente centro di allevamento e produzione di cavalli militari quali appunto quelli andalusi. Pertanto al rientro dai frequenti viaggi in Spagna di Geronimo, portava lingotti e nomete d'oro e rari finimenti per cavalli.



Cavalieri della Confraternita dell'Orazione e Morte


Lo stemma di forma ovale ha nel cartiglio esterno l’iscrizione latina della Confraternita. All’interno la parte figurativa. In essa sono rappresentate le due clessidre che indicano il tempo che abbiamo vissuto e quello che ancora ci resta da vivere. Tra le due clessidre sono rappresentati i tre monti indicanti la passione di Nostro Signore. Al centro dello stemma la rappresentazione classica della morte: il teschio e le tibie incrociate, monito ed al tempo stesso richiamo alla futilità delle cose terrene. Sopra il teschio alcuni dei simboli della Passione, la croce, la lancia, la canna con la spugna. Nella parte centrale della croce compare la scritta latina “IN HOC SIGNO VINCES” cioè “CON QUESTO SEGNO VINCERAI”. Secondo Lattanzio, Costantino avrebbe visto apparire nel cielo la croce con questa didascalia prima della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio 312 d.c. Dopo la vittoria Costantino fu l'autore di un grande evento, la proclamazione dell'Editto di Milano nel 313. Con esso l'Imperatore riconosceva a chiunque il pieno diritto di professare la religione cristiana e poneva ufficialmente termine alle persecuzioni.Sopra la croce campeggia la scritta beffarda I.N.R.I (Gesù Nazzareno re dei Giudei).


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" Cap. I. Nell'anno del Signore 1538, alcuni devoti Christiani, vedendo che molti poveri, li quali o per la loro povertà, overo per la lontananza del luogo dove morivano, il più delle volte non erano sepolti in luogo sacro. overo restavano senza sepoltura, e forse cibi di animali, mossi da zelo di carità e pietà, instituirno in Roma una Compagnia sotto il titolo della Morte, la quale per particolare instituto facesse questa opera di misericordia tanto pia, e tanto grata alla Divina Maestà di seppellire li poveri morti".

"Statuti della Ven. Arciconfraternita della Morte ed Oratione, prima approvati, e confermati l'anno 1590".




L'appartenenza della casata all'Ordine risulta dal testamento di Geronimo Delitala:

"....lego e lascio alla Confraternita dell’Orazione ossia della Morte, della presente città, 100 lire in moneta corrente, le quali voglio che si usino per impiastrellare la parte anteriore della chiesa di S. Croce di detta Confraternita con piastrelle nere o quadretti neri....."

"Inoltre voglio e ordino che nella presente città mi venga fatta la sepoltura tradizionale,.............volendo che mi sia messo l'abito del glorioso San Francesco e l'abito della Confraternita dell'Orazione, come si usa, per essere io confratello di detta confraternita, volendo che trasportino il mio corpo i reverendi frati di San Francesco......"

Il pio sodalizio di Cavalieri e di Dame compongono Confraternita dell’Orazione e della Morte
La divisa dei Confratelli: è un sacco nero d’ortica (fibra simile al lino) col cappuccio, portante l’arma composta di un teschio d’argento su campo nero, sormontato dalla croce con attorno la leggenda: “In hoc signo vinces” e, sulle mani, dei guanti gialli. L’amministrazione è così composta: Guardiano, Vice Guardiano, Assistente, Economo, Guardiana, Vice Guardiana, Assistente, Priore, Sindaco e Segretario; Questi formano l’Ufficio degli Impiegati dell’Arciconfraternita. Il Capo effettivo dell’Arciconfraternita è il Guardiano. Scopo dell’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte nel passato: promuovere la pietà, accrescendo il Culto Divino con le salmodie e le orazioni e con l’esercizio delle opere di misericordia, particolare tra esse la visita agli infermi appartenenti all’Arciconfraternita ed il seppellimento dei morti, anche se riguardanti persone non appartenentivi. Con l’andare del tempo, in fatto di seppellimento di morti, s’interessò soltanto della tumulazione delle salme dei condannati a morte.

La formazione del cavaliere

L'aspirazione a diventare un giorno cavaliere, era insita nei desideri di ogni giovane del periodo, il quale però doveva essere accolto alle dipendenze di una casata. Assisteva il blasonato feudatario in tutte le sue necessità e ne apprendeva il metodo, i principi ispiratori e il portamento.

Il paggio futuro cavaliere, per essere accolto in una corte, a volte doveva appartenere ad una famiglia titolata ma non era una regola sempre applicata, come risulta dal testamento di Don Geronimo:

"...... lascio e dispongo che a Baquis Uras mio servitore gli siano dati cavalli finimenti e armi" e ancora " lascio e lego a Pere Juam Porcu mio servitore per l'amore e simpatia che gli porto e per i suoi servizi di sei o sette anni che mi prestò come paggio e servitore, un cavallo sellato e coi freni, con la sella e freno che ha al momento, vestiti spada e armi che ugualmente ha......."

Il prestigioso titolo includeva quindi, essere "uomo in armi" o "cavaliere in arme" coiè colui che oltre ad essere proprietario di armi era reputato all'altezza di maneggiarle.

Dal sito www.araldicasardegna.org

Origen del Cavallerato y de la Noblesa de varias Familias del Reyno de Cerdeña - Marchese Vincenzo Amat di Sanfilippo
Quaderni bolotanesi n. 34 anno 2008
www.chivalricorders.org




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