Associazione cavalieri Macomer


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allevatori e genetica

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Tanca Regia e gli allevatori di Macomer





Dal 1600 al 1700

Per circa un secolo le dominatrici casate Fois e Delitala, ressero in qualità di Governatori le Tanche regie di Abbasanta e Paulilatino acquistarono i migliori stalloni in commercio. Lo confermano i documenti degli archivi storici che riportano la data 13 marzo 1605 (Don Geronimo Delitala era cavallerizzo maggiore delle tanche regie) data in cui il Regio Consiglio Patrimoniale del Regno di Sardegna deliberava l'acquisto del miglior cavallo esistente in Sardegna di proprietà di Don Pietro Cariga, si trattava di un cavallo di razza spagnola "per se lo millor que se trova en preu de sinch cents lires, y que aquelles se li paguen" che venne pagato nientemeno che 500 lire di allora (1). Il cavalli dei locali allevamenti nel periodo erano molto aprezzati dalle più esigenti centri d'Italia di Barcellona e della scuderia reale spagnola (nel 1610 dodici cavalli vennero condotti alla corte di Madrid)(2) al prezzo medio di circa 45 lire.

Dai capostipiti ai discendenti:

Don Geronimo Delitala

Don Onofrio Fois

Don Giuseppe Delitala

Don Angelo Delitala


anno 1822

Diversi proprietari di cavalle macomeresi fanno richiesta e ottengono gli stalloni in sopravanzo della Regia Tanca per il salto delle loro fattrici con l'assistenza di un palafreniere. Nasce una delle prime stazioni di monta equina della Sardegna fortemente voluta da privati allevatori e proprietari di cavalle.
Gli allevatori che invece non riuscivano ad ottenere stalloni dalle regie mandrie si procuravano stalloni di razza andalusa. Uno tra questi allevamenti era quello del Conte Pinna famoso per la pregiata razza di cavalli di Padrumannu.


Questo imponente lavoro di miglioramento genetico portò i più blasonati regnanti europei ad acquistare puledri fattrici e stalloni in Sardegna per impiegarli nelle milizie locali e nell'esercito. Ne sono prova evidente gli interventi dei deputati del periodo(deputato Tenanni) che dichiaravano all'Assemblea che "il cavallo sardo non è un prodotto ma un soldato".

Alcuni sovrani irremovibili estimatori dei cavalli sardi affermavano "di tutte le cavallerie delle armate reali che toccarono il suolo della Crimea nella guerra del 1855, la sola che abbia sopravissuto in quella monotona e disastrosa campagna fu la cavalleria piemontese composta di cavalli escusivamente sardi.

(1) Archivio di Stato Cagliari Vol. P. 5 p. 117
(2) Archivio di Stato Cagliari Vol. P. 4 p. 253
Marchese E., i cavalli sardi, Rivista Economica della Sardegna, Roma, 1878

Il Marghine capitale equestre dei regnanti d'Europa


Le tanche Regie di Paulilatino e Abbasanta e il costante impegno suoi Governatori nel miglioramento genetico dei cavalli, nel corso dei decenni ha riconosciuto gli allevamenti del Marghine e di Macomer dignità regia di centri accreditati alla fornitura di cavalli presso le principali monarchie europee. I cavalli venivano impiegati per rinfoltire la cavalleria miliziana sia come cavallo da sella che da monta, ma anche per l'acquisto di soggetti di diretto interesse del sovrano.
Di seguito i regnanti che dacisero di acquistare cavalli:




Conte Andre Francois Miot de Melito

Don Giovanni d'Austria regalo un cavallo a Napoleone Bonaparte che il Conte Miot definì "d'une beautè remarcable" e riporta nelle sue memorie gli apprezzamenti di Maria Clotilde di Borbone sorella di Luigi XVI "avait passè au cou de ce cheval un collier depierre precieuses" unico gioiello rimasto.



Re Carlo Alberto





DON GIOVANNI D'AUSTRIA

Affermò che in tutta l'andalusia non potè trovare un cavallo dell'armoniosa bellezza di quello che ebbe in dono dalla Sardegna




Ferdinando di Savoia DUCA DI Genova 1822 1855

Il Comune di Genova faceva incetta di cavalli sardi per miglirare l'efficenza delle milizie comunali, tanto che il Vicerè vietò il trasporto di cavalli fuori dall'isola.


Archivio di Stato Cagliari Vol. 1701 serie II





FILIPPO II Re di Spagna

Nel 1558 una disposizione di Filippo II al Vicerè autorizza l'estrazione dal regno di Sardegna di otto cavalli per volontà del Pontefice.
Nel 1573 altra concessione di Filippo II a favore di Don Giovanni Boxados di Barcellona autorizzato a estrarre "dos quartagos" (due quartigli).

Felice Cherchi Paba Vol. terzo




Re Giuseppe del Portogallo

Nel 1740 ebbe in dono da Carlo Emanuele III dieci cavalli provenienti dalle tanche regie e da Padrumannu che furono l'ammirazione dell'alta aristocrazia del regno.






RE Giorgio III di Hannover

Nel 1800 fu ordinato il rilascio della licenza per l'estrazione di 25 cavalle "achette" per conto di Sua Maestà il Re della Gran Bretagna

Archivio di Stato Cagliari



Vittorio Alfieri

Nella seconda metà del 700 il poeta riuscì ad avere il suo primo cavallo, come scrive ne La Vita, in occasione del matrimonio con la sorella Giulia:

"era questo un bellissimo sardo, di mantello bianco, di fattezze distinte, massime la testa, l'incollartura e il petto. Lo amai con furore, e non me lo rammento mai senza una vivissima emozione. La mia passione per esso andò nel segno di guastarmi la quiete, togliermi la fame e il sonno ogni qualvolta egli aveva alcuno incomoduccio"
.



Vittorio Emanuele II

Aquistò per 30.000 lire la cavalla Leda dell'allevamento di Padrumannu di proprietà dal generale Finazzi Comandante del presidio di Bergamo figlia del famoso stallone arabo El Hagnab. La cavalla ebbe le attenzioni del sovrano perchè nel 1878 percorse 1000 Km. da Bergamo a Napoli montata appunto dal generale Finazzi.




Il Sultano del Marocco in un dipinto di Delacroix

Carlo Emanuele III gli diede in dono 2 "achetti" (cavalli sardi di mezza taglia) e altrettanto fece il Vicerè Solaro di Moretta ai suoi ambasciatori che facevano sosta a cagliari di rientro da Costantinopoli. I cavalli provenivano tutti dall'allevamento di Padrumannu.

Archivio storico sardo Vol. XVI






Napoleone III
Presidente della Repubblica francese dal 1848 al 1852

Il 1851 segna la data di un importante trattato commerciale italo - francese che regolava l'esportazione di cavalli sardi in Francia e in Algeria che era in piena guerra coloniale francese per impadronirsi della Cabilia. La cavalleria francese a causa delle elevate temperature e dei suoli sabbiosi aveva avuto ingenti perdite di cavalli e lo Stato Maggiore decise di rimpiazzarli con i cavalli sardi che nella campagna d'Algeria a detta dei capi militari francesi furono " un preziosissimo aiuto per la resistenza al clima e alle fatiche", mentre quelli di altra origine lasciavano appiedati i soldati perchè non adatti al servizio. Questo importante trattato commerciale intensificò l'esportazione in Francia oltre che di cavalli per le milizie, anche di cavalli da sella e da tiro, richiesti in particolare dai cocchieri delle principali città del mezzogiorno francese. Questa notevole richiesta di cavalli sardi favoriva anche speculazioni da parte di commercianti francesi alcuni del quali gravitavano anche nell'altopiano di Campeda tanto che vennero anche derubati.

Felice Cherchi Paba Vol. IV




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